Consulenti e lavoratori digitali: La confusione del web

Consulenti e lavoratori digitali: La confusione del web

2015-02-24 11 Di Daniele Vinci
  • Cosa significa lavoro digitale?
  • Come si lavora con il web?
  • Cosa significa essere online?
  • Cosa fanno i consulenti web nello specifico?
  • Le aziende hanno bisogno di consulenti aziendali o di consulenti digitali?
  • Un consulente web può davvero portare valore, in termini economici, ad un’impresa?
  • Se un consulente web è così bravo, perché i soldi li deve investire SOLO l’imprenditore?

Che confusione!

Facciamo un po’ di ordine per capire cosa fanno i lavoratori digitali.

Se apro un blog personale, non è detto che sia un esperto del web. Sono semplicemente uno che ha aperto un blog, dopo aver letto come si fa.

Se il blog mi permette di vivere, generando entrate finanziarie in differenti modalità, non è ancora detto che sia un esperto del web; 

È probabile che ciò che scrivo piace perché sono contenuti validi, o perché sono divertente,  e quindi sono un bravo comunicatore digitale.

Se apro una pagina Facebook, non significa che sono Social media manager. Sono semplicemente uno che, dopo aver letto qualche guida gratuita online, è riuscito ad aprire una pagina facebook.

Se gestisco una pagina Facebook ed ho tante connessioni, non è detto che sia un esperto di Facebook. Semplicemente, ho comprato fan al kilo, oppure, ho individuato una tematica nazional-popolare che piace.

Se scrivo un libro cartaceo non è detto che sia esperto del web. Sto semplicemente sfruttando le “vecchie” buone pratiche per costruire un’identità. Se il libro offre una guida per il web, sarà utile se le vendite superano una tiratura di 500.000 stampe. Al di sotto di questo numero, gli acquirenti non ti porteranno né profitto, né beneficio online. Diciamo che sarà un vezzo per rafforzare la propria identità.

Se scrivo un ebook o un info prodotto, non è detto che sia un esperto digitale, semplicemente sfrutto le economie di scala del web per monetizzare dalla mia conoscenza.

Se gestisco un ecommerce personale, non è detto che sia un esperto e possa fare consulenza a tutte le aziende simili alla mia.

Se le mie indicazioni aiutano a produrre risultati economici (tracciabili) per un’attività d’impresa che ha (anche) un ecommerce, molto probabilmente sono un consulente.

Se sono un informatico, non è detto che sia un esperto di web marketing.

Se sono un esperto di web marketing non è detto che debba conoscere il codice di programmazione, ma sapere di cosa si sta parlando è utile ed aiuta a capire meglio le attività.

Se sono un consulente aziendale non è detto che sappia usare il web per integrarlo con efficienza dentro le attività di un’impresa.

Se sono un consulente aziendale, probabilmente dovrò conoscere le attività per ottenere dei risultati dal web, ma questo non fa di me un esperto di web marketing.

Se sono un esperto di web marketing, un vero esperto, probabilmente sfrutterò le mie competenze (anche) per ottenere dei vantaggi da progetti personali.

Se “vendo” solo ad altri le mie competenze per ottenere risultati, le motivazioni sono 2:

  1. Gli altri mi pagano profumatamente perché so ottenere risultati e quindi conviene pagarmi bene.

  2. Sono sprovveduto o non sto applicando il principio basilare del marketing dove si evince che tra due parti concorrenti è sempre in vantaggio la parte che ha maggiori informazioni.

Quindi, se tu sai davvero come fare per ottenere un risultato, perché lo “svendi”?

Il lavoratore digitale è colui che frutta i servizi e le piattaforme tramite il web per lavorare autonomamente, in condivisione con altri o per altri.

Per lavorare con il web serve prima di tutto saper relazionarsi con figure professionali eterogenee. Non basta sapere fare qualcosa di tecnico per lavorare online.

Lavorare online richiede una predisposizione all’ascolto e una buona dose di empatia. Il 99% del tempo ci si interfaccia con le persone tramite dispositivi e la NON presenza fisica complica la gestione della comunicazione.

Lavorare online è diventata un’alternativa per chi è rimasto senza lavoro, per chi dopo la laurea ha dovuto “inventarsi” un lavoro o per chi ha chiuso un’attività fisica per ricrearla solo online.

Non serve essere scienziati o consulenti per capirlo.

È anche vero che gran parte dei pubblicitari degli anni ’90 si sono riconvertiti al digitale per monetizzare dai loro “vecchi” contatti commerciali acquisiti negli anni passati.

ll web ha esaltato le economie di scala del digitale a sfavore delle diseconomie professionali. 

Di fatto, ci troviamo difronte ad un’apoteosi di mestieranti e professionisti in cerca di lavoro, dove a farla da padrone sono sempre e comunque i contatti diretti.

Inutile fare i grandi esperti, se poi il 90% del fatturato arriva da contatti amici ed amici di amici e parenti.

Se così non fosse, il web sarebbe più equilibrato e le persone avrebbero meno desiderio di conquistare “la vetta” della notorietà indotta e manipolata da artifizi.

Le grandi agenzie pubblicitarie fanno parte di una mitologia passata. 

Anche le grandi agenzie per ottenere risultati si affidano a consulenti esterni, rivendendo il costo del consulente moltiplicato “n” volte in funzione della grandezza del committente.

Quello che devi sapere in breve

I veri consulenti aziendali non “vivono” il web, ma fanno soldi diversamente, attraverso il buon uso della dialettica, del saper fare battute argute, alla capacità di fare pubbliche relazioni e di saper trovare la soluzione giusta, le persone adatte rispettando tempi e costi di un’impresa.

⇒ Le PMI non hanno bisogno di consulenti aziendali, ma di persone che sappiano ragionare su obiettivi a breve termine, minimizzando i costi e massimizzando i risultati.

Questo è tutto quello che devi sapere.

Credit image @SplitShire

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