Diritto di critica ovvero l’arte di seminare dubbi

Il diritto di critica, come il Diritto di cronaca, è disciplinato dall’art 21 della Costituzione Italiana il quale, nel primo comma, recita:
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.Costituzione Italiana

Tanti non mi conoscono, non sanno chi sono: per la cronaca sono tra i firmatari e responsabile del progetto “La Supposta Conoscenza del Web”. Tale progetto, a voler essere precisi, esiste con la finalità goliardica espressa in più parti nel sito: “la retta via per la cura al digitale con satira”.

Diritto di critica: Una supposta per te

Quotidianamente leggo di dubbi, valanghe di critiche, ma ciò lo reputo normale. Se si opera per mezzo della satira, ci si aspetta contraddittori continui. Nulla quaestio.

L’altro giorno però si  è presentata una faccenda un po’ bizzarra: ci veniva contestata (e uso il plurale poiché caporedattore, non perché contestata a me direttamente) l’immagine di un post che in realtà era ironica e senza doppi fini; all’interno di essa si faceva leva proprio sull’ironia della persona protagonista dell’immagine, su una possibile battuta delle sue, sulla sua popolarità. Ahimè! invece, la motivazione evidentemente è stata fraintesa o interpretata al di là di ogni possibile “nostra” immaginazione. Fino a scatenare un vero processo alle intenzioni.

Ma di grazia! il sito è palesemente un sito di satira, c’è un Disclaimer che spiega brevemente l’intento e gli obbiettivi.

Anche il testo dell’articolo che ospitava quell’immagine è quanto mai asettico e generico con nessun riferimento, fotografava piuttosto un dato di fatto. Ci è parso ragionevole rimuovere l’immagine come richiesto, ma con tanto stupore e un sorriso. Come già ribadito ad altri, io in prima persona ho più volte subito satira per la mia altezza, per il fatto che non ho più capelli, che sono meridionale, che il mio cognome si presta a battute di “vitale” rilevanza.

Il diritto di critica deve comunque rispettare dei limiti. Come il diritto di cronaca, il giudizio deve poggiarsi su un fatto vero o collettivamente riconosciuto.

Naturalmente se il giudizio riguarda un fatto di cronaca la veridicità risiede nello stesso, ma se invece ha per oggetto qualcosa che si protrae nel tempo, come una situazione alla quale si è arrivati dopo anni di scelte o comportamenti sbagliati, allora la critica si basa maggiormente sul dissenso per quello che è avvenuto, in modo da rendere partecipi anche altri della propria idea.Wikipedia

Che il confine sia breve, questo mi sembra evidente, ma sentirsi perseguitati, pensare di essere protagonisti di continui riferimenti e attacchi alla persona, pare una forma di spiccato ego, condito da venature di narcisismo.

Se ci sono migliaia di SMM, SEO, Copy, Designers web, giornalisti ecc… se le pratiche “scorrette o discutibili” sono comuni, come può sempre essere un attacco personale? Sarebbe come dire che se hai un cognome come “Puzzo”, ogni volta che si scrive la frase: “sento del puzzo di marcio in quella formazione”, si stia per forza parlando di quella persona. Discendendo da quest’esempio, ogni volta che qualcuno scrive “vitale” dovrei sentirmi preso in causa e ritenermi offeso???

Il diritto di satira non è contemplato nell’ordinamento italiano che invece prevede e tutela il diritto di cronaca e di critica.

La giurisprudenza italiana, invece, ha riconosciuto tale diritto, pur non garantito dalla Carta Costituzionale e da nessuna Legge, assimilandolo all’ilarità.

Nel caso in questione e della satira, sarebbe stato meglio avvisare la persona dell’immagine ironica, ma è stato trascurato questo aspetto e tant’è, ne prendiamo atto; accettate le critiche che posso ritenere lecite, farne un caso e una presa di posizione, sorridendo ancora una volta dico no!

Per i buffoni da palcoscenico… forse sfugge il termine e la storia; il termine buffone è quanto mai ironico, ma forse sarebbe meglio chiamarli solo docenti; troppa grazia la nostra? (questa è satira)
Siamo nello stesso settore? Chi ci legge è spesso un collega o un aspirante tale, è libero di commentare, ma va considerato che esiste un nostro punto di vista, che volutamente esprimiamo in maniera ironica, satirica, esercitando un nostro diritto di critica.

Sempre per il diritto di critica, posso personalmente contestare corsi, posso criticare i festival, posso tranquillamente dire che “non stimo” figure e personaggi del web moderno; ma attenzione a estrapolare solo quello che potrebbe sembrare offensivo, magari se fosse addentro ai fatti ed alle situazioni, si potrebbe constatare che in Suppostaweb si danno delle risposte o si pongono dei dubbi lasciando ai lettori la libera interpretazione.

Un video che chiarisce la situazione:

Si chiama cultura digitale, c’è chi vende corsi e la propria immagine, noi no. Nessuno di noi “vende” conoscenza tanto al chilo o a manifestazione; abbiamo deciso invece di essere quel contraddittorio che nel web odierno italiano non esiste; se mai si leggesse della ferocia con cui negli Stati Uniti vengono trattati certi argomenti da blogger e singoli, forse esisterebbe più obiettività a giudicare me e gli altri autori di Suppostaweb.

Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccoglier certezze. Norberto Bobbio

Come descritto nel mio precedente articolo “E-commerce strategies: come fare soldi col “retto” di altri!“, il fatto descritto è realmente accaduto, documentato e verificato. Avremo potuto fare nomi, indicare anche il tipo di evento e le persone intervenute, la critica non è più nostra, ma di un utente che ha fatto quel tipo di esperienza!

supposta webNon è quella forse la dimostrazione che i corsi, i personaggi popolari, gli eventi di settore, i social network, sono una vera e propria distorsione del dato di qualità di un settore serio e professionale?

E il cliente insoddisfatto e preso in giro non è un danno per il MIO e VOSTRO settore? Non posso fare le mie rimostranze e protestare criticando queste pratiche?

Dovrò frequentare un corso di satira!!

Nei fatti, concludendo, a ben vedere… vorremmo onorare gli onesti, ed è per quella stessa onestà che abbiamo deciso di rimuovere l’immagine che non è piaciuta al personaggio pubblico.

Forse quindi non è così ovvio e perciò mi piace ribadirlo: la qualità nell’operare non è popolare, esattamente come la Ferrari non è una macchina per tutti.

Ai lettori dunque ancora una volta spetta l’ardua sentenza.

 

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Commenti
2 commenti
  1. Alessandro Vitale
    Alessandro Vitale dice:

    E quando si rileggono cose per condividerle nuovamente, integrarle e volere ancora una volta un “confronto” costruttivo con terze parti, ci si ritrova “soli”.

    Per la serie: i professionisti sono una razza in via d’estinzione!

    Rispondi

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