FuFuFu web: buffoni da palcoscenico

FuFuFu web: buffoni da palcoscenico

2015-02-17 2 Di Alessandro Vitale

FuFuFu (www) web

Social Network e buffoni da palcoscenico

Spesso sentiamo in televisione, in spot, l’indirizzo o il nome a dominio di un sito web preceduto dalle tre immancabili WWW. Certo che sentirlo in lingua anglosassone ha la sua interessante melodia fonica, ma in Italia invece, ci riporta sempre a un passato e le tre W diventano le tre “Fu“.

FuFuFu (www): è la terza persona singolare di un progetto internazionale che “avrebbe dovuto” fare “rete” e invece in Italia si è trasformato in altro: editoria tradizionale e relativo marketing in un ambiente digitale.

Guardare il resto del mondo diventa difficile, noi italiani siamo i più furbi, la rete è in noi, la soluzione all’evoluzione “siamo noi”, condividere esperienza e l’illusione di imperare attraverso i social networks, sempre e solo noi.

Il FuFuFu web e l’idiozia dell’essere, ha trasformato ristoratori, impiegati, operai, in veri e propri “buffoni” che se ne vanno in giro di sagra in sagra a fare “promozione” della loro “popolarità” in rete spacciandola per professionalità. Talvolta, a vendere prodotti tra cui loro stessi e per pochi spiccioli.

social media events

Social Media Events – AdWords Minions

Ci sono “sagre” come la Social Media Week, ovviamente a Milano e la descrizione della loro attività sembra subito chiara: Reimagining Human Connectivity, che vorrebbe dire “reimmaginando la connettività umana”, certo come no, tutto chiaro vero?

Ma è solo un esempio, nulla contro gli organizzatori di quell’evento, meglio non andare a fare indagini su chi organizza questo tipo di manifestazioni e perché, vale per tutti gli eventi in salsa digitale, sono diventati un “business” anche quelli, mi sembra ovvio no?

In Italia si spazia dalla SEO e gli incontri Study con formule di gran turismo ai corsi di approfondimento dello strumento Analytics; “esperienze” mistiche o “orgasmiche” in condivisione; orge digitali di CTR (percentuale di clic) tra i partecipanti?

Non mancano i social, quelli non mancano mai, quasi come il “volume” delle cazzate che divulgano gli pseudo “influencers” che sono dei “nulla facenti” con un obbiettivo preciso: diventare “qualcuno” nei social network, ma nella vita? Non è dato saperlo, magari la loro città, i tesori e le particolarità delle realtà dove vivono, compreso le persone, nemmeno le conoscono, ma dei social, delle sagre invece… sanno tutto!

Social Media Managers

Social Media Managers agli eventi “sagre” digitali

Ma quanto è influenzabile un dato in rete? In un social network?

Facebook, è stato mio oggetto di due prove intense, il mio profilo personale si è trasformato in una vera e propria scrivania di sperimentazione, le azioni non sono passate inosservate.

Anche Alessandro Sportelli si è accorto delle mie attività e mi ha commentato, era solo un principio di automazione fatto con qualche riga di comando e che mi permetteva di pubblicare a ripetizione schedulando gli aggiornamenti di stato.

Può la frequenza di aggiornamento di un profilo personale stimolare il network ad esso collegato?

Censura Web vitale

La vitale censura al BOT

Certo, come ho scritto in precedenza, anche Alessandro Sportelli (che non è solito commentare a vanvera) è intervenuto su un mio aggiornamento di stato Facebook forzato, incuriosito mi ha scritto chiedendo cosa stava accadendo.

Questa reazione indica, senza ombra di dubbio che la ridondanza e la frequenza di pubblicazione generano curiosità e innescano una maggiore visibilità nel newsfeed di Facebook.

Ma quando la censura web arriva e mette in atto l’esclusione di membri da un gruppo Facebook che, pur rispettando FAQ e Netiquette, ma parlando di possibili azioni BOT sono stati espulsi, siamo arrivati al succo dell’utilità di quei gruppi di “confusione” di massa, non servono a nulla, nemmeno a eccitare degli spider BOT!

Non contento del primo esperimento, mi sono posto una nuova frontiera e sono riuscito a rilanciare un post in un paio di network e ne ho registrato i “mipiace”; un post con una immagine.

roBOT Facebook

#BOT Facebook

Una immagine pubblicata nel Marzo 2014… sono stati 71 i “mipiace” a dimostrazione che la popolarità costruita da connessioni, senza costi eccessivi come l’acquisto di flussi indiani, condividendo in più network, si possono generare reazioni d’interesse e azioni come i “mipiace”. Tutti reali ed italiani, spontanei ok, ma sono forzati o no? Hehehe furbetti; vi ho scoperti!!!

Ecco come si genera popolarità su “mipiace”, se si definiscono queste persone come “buffoni” dei social e dei numeri che generano, è sbagliato? Non siete voi che andate in scena su palcoscenici o vi fate chiamare “docenti” salendo in cattedra pretendendo di insegnare ad altri? Cosa, l’illusione dell’interazione sociale?

Teoricamente.. avete ragione voi, ma i fatti dicono giusto il contrario ed io lo ribadisco: fate il vostro business e mi sta bene, ma la satira è satira e la verità è molto più divertente di qualche vostra rappresentazione pubblica! Io rido, ma chi ha fatto dei corsi, seguito qualche evento in giro per la nostra penisola, che deve dire?

facebook-mipiaceI “mipiace” fa “fighi”.

L’azione di “mipiace” generano nel newsfeed visibilità innescando così la vecchia catena di condivisione, per ora. A conti fatti però, se la frequenza di pubblicazione è elevata e se i network di più persone sono connessi da “TAG”, due codici scritti a mano… il gioco è servito: Sono fighissimo!

Sono un “personaggio popolare”, sono il migliore, posso insegnare agli altri (omettendo la verità sul come), posso essere chiamato a convegni, sagre di settore, buffonate che vedono un anchorman ignaro del settore a raccontare un presente ed immaginando il futuro; una vera e propria barzelletta in stile #satira30 e degno di menzione in #suppostaweb.

Utente Medio esperto di Social

L’utente medio e bandiera comica di Facebook

Siccome siamo in SATIRA palese, qualcuno potrebbe obbiettare di non aver scritto una sola riga di comando ed aver forzato risultati, le reazioni ai loro post sono vere e generano ri-condivisioni, “mipiace”. È vero, è indiscutibile.

Sono però deprecabili le azioni precedenti a quegli eventi come: essere presente in tutti i gruppi possibili (e vale anche per G+ dove, hanno condiviso anche le cerchie per aumentare l’accerchiamento), chiedere amicizie dopo aver fatto un commento simpatico nel post di tendenza, chiedere di seguire a chi fa follow in Twitter ecc…

Ma immaginate il Social Media Manager che sfregandosi le mani, esclama:

…anche oggi ho aggiunto e incrementato il numero di nuovi utenti! 

È il suo obbiettivo e tu, sei tra le sue connessioni; vergognati!!

La popolarità, la droga neuronica del social network:

  • La popolarità numerica di un profilo non allerta gli “spider BOT”?
  • La tua frequenza di pubblicazione non interessa i BOT?

L’altra faccia della medaglia che merita attenzione è: il “parassita” del social media manager popolare.

Vive nella sua scia, ha il “mipiace” più veloce del West, è un inetto ed inutile, insignificante e infestante perché ne attira sempre altri come lui, sono maldestri e troll che commentano solo per mettersi in mostra, il “minimo” di popolarità sul nulla.

Ma torniamo alla satira dei BOT. Allora, tu utente “esperto e popolare” del recinto HTTPS di Facebook, tu “buffone” della corte del tuo network, marionetta della tua bacheca, credi che attorno alla tua bacheca non c’è pubblicità?

Il verme del social network

Il Social Media Manager

Allora ragiona… Il software sociale è il tuo laghetto, la popolarità è l’amo, tu sei “IL VERME”!!!

Chi crede che “il super user” è un santo, una persona popolare e quindi “importante”, non ha capito nulla!

Ragionate, se fosse davvero esperto, professionista di #SMM, potrebbe mai avere il tempo di fare l’anchormen satirico su palcoscenici, scrivere di continuo sulla sua bacheca e quella altrui?

Viste le reazioni strumentali, di BOT, di troll ed altro, non è un profilo privato che dovrebbe avere una grande reazione, ma una pagina professionale. Non capita mai, fate caso a questo particolare.

A ben vedere, il profilo personale di un professionista, dovrebbe avere una bassa performance a favore di una reattività sulla pagina professionale/aziendale, la stessa che promuovono e “vendono” ai loro clienti.

Vedete come il FuFuFu è solo un problema italiano legato al solito più furbo con adepti alle spalle che un poco lo sfruttano, un poco lo sorreggono? Come per i Gruppi di Facebook di settore; perché tenerli privati? A che servono più?

Paura di fare cultura pubblica o si tratta solo di una azione per aumentare la possibilità di connessioni tra utenti profilati?

FuFuFu logica… restano solo i buffoni, quelli Minions SMM itaGliani!

 

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