Le promesse dell’aria fritta: quando la formazione non è di valore

Le promesse dell’aria fritta: quando la formazione non è di valore

2015-10-30 5 Di Martina Caluri

Quando la formazione non è di valore

Premio Nazionale igersitalia 2015Sono da 10 anni nel mondo della comunicazione e ne ho viste di tutti colori. Sono partita dalle campagne editoriali, su carta e cartelloni e siti vetrina e dal nulla mi sono ritrovata nel vortice della rete.

Mi ero fermata per un annetto, in quell’annetto in cui è cambiato il modo di comunicare.

Quindi che ho fatto? Ho iniziato a studiare: ma non solo sui libri come ho fatto all’università, a studiare le dinamiche di questo nuovo potente strumento che si era impossessato del mio settore.

Mi sono iscritta a gruppi, parlato con persone e ho aderito a vari progetti che potevano rappresentare per me in quel momento una crescita ma non solo anche una forma di conoscenza.

Ho stretto la mano al web e gli ho detto: Piacere.

E mentre gli dicevo come mi chiamo mi ha proposto subito un corso di formazione. Perché no, ho detto io:

  • non costa molto
  • mi fanno fattura e la mia partita IVA ha bisogno di costi
  • mi metto comodamente seduta e imparo qualcosa.

Premetto: mi sono guardata in giro prima e ho selezionato argomenti, relatori e contatti.

Le promesse dell’aria fritta:

Il primo corso è stato interessante perché ero quasi a zero e almeno una base me la sono fatta. Me lo sono goduto in due giornate di febbre in cui mi sono sparata ore e ore di concetti che, in fondo, mi hanno anche motivata.

Bene allora è il momento di fare il secondo: più tecnico stavolta. Mirato su un esigenza.

Prima delusione: non aveva nulla di tecnico, erano parole e concetti triti e ritriti con proposte di acquistare strumenti mirabolanti di pianificazione a pagamento e probabilmente troppo complicati da usare. Non in quel corso poi. Perché il tempo era poco e in effetti per 150 euro era anche troppo.

Terzo corso: una catastrofe.

Due relatori: uno più competente e l’altro che leggeva le slide. Beh quello sapevo farlo da sola. Una bibliografia di testi da leggere e ne ho acquistato pure uno. Del relatore più bravo.

Ecco, dire che era illeggibile è volergli molto ma molto bene. Strutturato più o meno così:

  • Prendi un argomento
  • Leggiti tutti i maggiori teorici a tema
  • Sottolinea le frasi più significative
  • Aggiungi le frasi di raccordo come saprebbe fare un bambino di terza elementare
  • Unisci tutto
  • Hai creato un libro

E ne ho trovati tanti così ma continuo a leggere perché io ci credo nella formazione. E credo nella conoscenza appresa dai libri. Quelli ben fatti però.

Premi nazionali... di riprova sociale:

Premio Nazionale Instagramers 2015

Il problema è un altro: il problema è che questa cosa della riprova sociale ci sta prendendo un po’ la mano. A tutti. Perché va bene che la rete è il centro, siamo d’accordo che serve e che le potenzialità sono infinite ma non è che se hai mille mila contatti sei bravo. Non è che se ti considerano un guru lo sei davvero.

Quello che conta è fare la differenza, nei fatti. Probabilmente nemmeno io la faccio e non sono in grado di parlare di numeri e avere certezze assolute ma non pretendo di insegnarlo a nessuno. Non garantisco risultati.

Mi sembra che stiamo perdendo la rotta. Che la pubblicità ingannevole degli anni novanta in cui il consumatore era passivo e imbecille sia stata travestita di grafica animata, colore e foto e si rientrata dallo schermo di un computer.

Pubblicità... ingannevoli!


Dove ci siamo tutti. E dove tutti si può far tutto. Basta conoscere gli influencer giusti, non avere una bacheca Facebook troppo autentica, e si certo, acquisire le competenze giuste. Ma quelle sono parole che in mezzo all’aria fritta si disperdono.

E invece la formazione ha un valore e unita all’esperienza fa davvero la differenza. Perché impari sul campo, ci sbatti il naso, fai una cosa che fa schifo e la guardi per capire dove hai sbagliato.

Perché se basta leggere delle slide, avere millemila follower, un po’ di auto promozione compulsiva, allora il settore non esiste.

Inutile continuare a lavorare.

 

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