Crisis Management in era di DECLINISMO culturale

Ignoranti nativi digitali e dotti immigrati digitali

Siamo ormai in una era di impiccioni.

* Digital Natives e Digital Immigrants; Marc Prensky, scrittore statunitense, consulente e innovatore nel campo dell’educazione e dell’apprendimento, nato a New York il 15 marzo 1946, ha usato per la prima volta queste definizioni.
I giovani *nativi digitali, una generazione di smidollati buoni a nulla! Rincitrulliti da Facebook, Youtube, Instagram, Twitter, Snapchat… siamo arrivati al paradosso che se in un video c’è qualcuno che dice qualche cosa, vale più la sua parola strumentale che quella di un genitore, di un professionista, di un amico.

La frase più ricorrente, quella che dovrebbe fare riflettere è:

Lui ha tanti followers, tu sei un rosicone che nessuno “caga”

…e si, credici, mi raccomando!

A questo punto, io mi diverto come un matto, c’è poco da dire! Un tempo mi accanivo, ero come uno squalo che gustava strappare la carne affondando i denti nella carcassa inanimata del povero “verginello” del web e del social media manager di turno; ma oggi è ormai diventato impossibile, siete troppi e tutti STOLTI!

Verginelli del web

* ISO Algoritmi isomorfi, dotati di un DNA digitale e sviluppatisi autonomamente nella rete mediante un processo paragonabile all’evoluzione biologica.
Tutti con verità assolute in tasca e qualche corso esposto a prendere la polvere in qualche dubbia cornice. Vuoi vedere che lo squalo è diventato vegetariano? Tutta colpa di Martina… mannaggia a lei, ma quando rileggo il suo articolo (Le promesse dell’aria fritta… quando la formazione non è di valore) non posso fare a meno di immaginare “nativi digitali” che vanno in serie ad “omologarsi” in pseudo corsi o “ammucchiate di massa” che poco servono al settore e ingrassano i soliti “ignobili” sfruttatori del sistema.

Eppure, non avrei mai pensato che gli * immigrati digitali, quelli che hanno scritto per anni su quaderni e che un monitor di computer lo hanno visto a cavallo tra gli anni 80 e 90, fossero più istruiti e consapevoli sull’uso del mezzo digitale.

Tron: Legacy – riparazione codice ISO

Mi sarei aspettato una rivoluzione digitale scioccante; un divario incolmabile, innovazioni di linguaggi di programmazione, giovani che scrivevano il futuro digitando nell’aria algoritmi * ISO capaci di non avere frontiere; nulla di tutto questo!

Caro nativo digitale… tu sei PAZZO!!

E sì, caro il mio “ricercatore” saccente e nativo digitale; sei un grande FLOP!

Siamo circondati da bracchi, mediocri “corsisti” che sbandierano competenze e conoscenza spesso anche in barba a leggi, all’etica; e tralascio la morale che, per quella, direi che ne abbiamo abbastanza di esempi derivanti da vetusti argomenti come la politica che, non è di certo un esempio di rigore e puntualità.

Che delusione che sono i giovani, ma la colpa non è solo la loro!

Product Placement e BOT in Instagram

La legge vieta qualsiasi “camuffamento” di un messaggio pubblicitario sotto sembianze diverse allorché la dissimulazione della natura pubblicitaria del messaggio sia di per sé idonea ad indurre in errore il destinatario, pregiudicandone il comportamento economico. (TAR Lazio, I, 19.6.2003 n. 5450)

Dopo alcune osservazione fatte per le attività degli IGERS, ci sono state segnalazioni ed osservazioni dirette per l’uso non chiaro dei profili di VIPs nelle piattaforme sociali. Tra queste, come da tempo continuiamo a ripetere, c’è INSTAGRAM che è davvero terra di nessuno con una azione BOT quasi totale e incontrollata.

Adesso resta da vedere cosa accadrà quando il GARANTE e la AGCM dovranno intervenire in materia. Non si capisce perché il web dovrebbe essere diverso dalla televisione o dall’editoria pubblicitaria. Siamo in Italia, è verissimo come in tutti i ristoranti c’è scritto TOILETTE e non Bagno eppure… tutti pisciano ovunque tranne che nel cesso!

Sono pubblicità? Allora vanno regolamentate anche quelle via web al pari di quelle televisive che, indicano chiaramente il “messaggio promozionale” quando sono contenute in altro che non sia uno spazio pubblicitario esplicito.

Quindi, se mai si trattasse di una ripresa teatrale con tanto di vestiti ed arredamento, vanno segnalati all’interno dei titoli iniziali quanto alla fine. Il web non è terra di nessuno! Se l’editoria pubblicitaria tradizionale ed il web sono accomunate sotto gli stessi regolamenti, il web non può differire dalla televisione; è giuridicamente contestabile?

Se si, allora va messa la parolina “sponsorizzata” e tutto diventa lecito, ma io se mai avessi fatto recensioni come tanti influencers, adesso non dormirei per niente sogni tranquilli!!

Non sarebbe male, dopo accertamento, di sanzionare anche le aziende, le prime che “spingono” per “camuffare” dietro compenso, scambi merce, pubblicità su servizi e prodotti, viaggi, locations ecc…

Cito testualmente con copia e incolla:

Interessanti, possono certamente costituire un utile contributo per la stesura di una delibera dell’Authority delle comunicazioni. A nostro avviso su quelle foto postate deve comparire, all’interno dell’immagine stessa, in modo ben visibile e distinguibile, la scritta “foto sponsorizzata” o, meglio ancora, “foto pubblicitaria” o anche solo “adv”.

Nel caso di un video, poi, la scritta dovrebbe comparire non solo per tutta la sua durata, ma prima dell’inizio del filmato stesso, così da consentire al consumatore la scelta consapevole se vederlo oppure no. Massimiliano Dona

Quindi… se promuovi il tuo libro, stai facendo pubblicità… Ora, pensate voi che razza di multe potranno combinare ai “furbetti” del webbe 3.0!

BOT ISTAGRAM… di male in peggio

BOT Instagram

Hot Bot

Sono in corso alcune rivoluzioni nel mondo del social Instagram, ma le azioni BOT non accennano a diminuire.

Un collaboratore sta monitorando alcuni account ed uno ha davvero dato dei segnali BOT inequivocabili passando da 2000 followers a ben 12k followers in meno di una settimana. Le interazioni sono a zero come gli investimenti pubblicitari.

Account Instagram che continuano a crescere di 1000 followers al giorno e mantenere un engagement del 35% con quasi 300k followers?

Se poi ci mettiamo della pubblicità occulta, cosa vogliamo aggiungere di più? Qualche associazione no profit per la gestione di promozioni? Dai… non scherziamo, facciamo ironia e non vuole essere un suggerimento per nessuno. NON SI FA!

Crisis Management social; era del declinismo del web e degli influencer?

* Declinismo s. m. [der. di declino]. – Spec. nel linguaggio giornalistico, atteggiamento critico che tende a far risaltare gli aspetti più macroscopici della crisi economica, politica, istituzionale, ecc., che investe un determinato paese, al fine di sottolineare i rischi di un inarrestabile declino.
Il discorso qui si infittisce e arriva anche a dei livelli di “stupidità” che rasentano davvero frontiere inimmaginabili come il fondo di una cloaca massima che altro non è che l’ambiente “Social”.

Crisis ManagementUna volta le “bacheche” di Facebook erano “pubbliche piazze” dove era possibile “dire” e confrontarsi tra pensieri ed esperienze diverse; oggi non è più così e la possibile crisi social, è sempre dietro l’angolo.

Per gli immigrati digitali l’uso della minaccia “querela” o “ti blocco” è lo strumento intimidatorio principale! Per i giovani verginelli nativi, l’attacco di branco è stato spesso motivo di chiusura di pagine, eventi, profili personali, ecc.

Per dirla in altre parole, se non sei in linea con quanto afferma il “titolare” del profilo, della pagina, se ti permetti di discostarti da quelle che sono le “vomitate” sulle bacheche in cerca di continua visibilità e consenso, prima parte la minaccia e spesso si finisce “eliminato” dai contatti o peggio: bloccati!

Pensate quanto peso danno a queste connessioni, ma servono solo a loro, a me di certo no!

E tu, tu che blocchi profili e cancelli commenti saresti un INFLUENCER? Un FORMATORE? Ma de ché? Così gestisci il tuo Crisis Management sociale? La tua reputazione in rete è già al minimo storico, gli unici a credere a te è solo lo sciame di smidollati del tuo network!

Ma c’è anche chi dopo uno scambio di punti di vista diversi, si permette di andare su bacheche altrui cercando di screditare i colleghi e fuorviarli sulle responsabilità dirette nel tentativo “ESTREMO” di sfruttare anche il possibile flame in “mipiace” utili alla visibilità in Time Line!

L’essere vile, meschino e del tutto “non professionale” è la “guida” per le nuove leve? Questi esempi, non possono fare altro che alimentare la più brutta delle esperienze dando ragione a chi ha più seguito, urla di più, ha più “adepti” al seguito. In barba a contenuti di qualità, fatti oggettivi o soggettivi di ragionamenti, vince l’ignoranza di massa nella perfetta logica dell’influencer.

Copywriting e Storytelling... le fake story degli influencer

Inutile dire che la mia era una provocazione palese, ma guardate voi stessi come si strumentalizza l’argomento accusando di essere fuori tema, minaccia di cancellazione commenti, tentativo di far leva sul senso di colpa, il “branco” che “ipoteticamente” blocca per non essere contestato; lo sapete a me cosa me ne frega di questi fuffaroli?!? Appunto!!

Giusto per chiarire, se da soli si eliminano dalla mia Time Line, mi fanno un piacere, mi tolgono dall’imbarazzo di mandarli esplicitamente a cagare!!!

Di storytelling ne abbiamo scritto già, ma il post che ho commentato era riferito al Copywriting persuasivo che comprende non solo il Social, ma che è anche News Online, libri sul Personal Branding, Blog, ecc. Bisogna ricordare che TANTI di questi personaggi che scrivono e contestano hanno come BUSINESS la FORMAZIONE… è tutto collegato e fa parte di una STRATEGIA COMPLESSIVA e se arrivi a contestarli, ecco cose ne viene fuori:

   

Allora verginelli… adesso avete capito che non siamo noi di Supposta Web a prendervi per culo? Sveja!!

Caro nativo digitale… diventerai qualcuno; magari influencer?

 

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