Hater, per il Social Media Marketer è un problema

C’era una volta il web… oggi non puoi contestare o criticare qualcuno, un gruppo, un prodotto o altro che diventi un Hater!

Hater Definizioni web

Il termine dispregiativo hater si riferisce a una persona che esprime odio nei confronti di un determinato soggetto in spazi di discussione pubblica, in particolare in quelli presenti nel World Wide Web, come i forum e siti come Facebook, YouTube…Wikipedia

Libertà di critica, nei social è vietato criticare; sei un hater!

Un troll, nel gergo di internet e in particolare delle comunità virtuali, è un soggetto che interagisce con gli altri tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso, con l’obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi.
La storia degli haters sta sfuggendo di mano.

A volte si tratta semplicemente di persone e non solo dei troll, soggetti pensanti che esprimono il loro pensiero anche con una critica, esercitano un diritto (il diritto di critica), argomentano il loro disappunto.

Non per forza se una cosa non mi piace e lo dico, automaticamente divento hater o un troll, non sempre si vuole accendere un flame, semplicemente si esprimono idee e concetti diversi dalla massa.

Nel gergo delle comunità virtuali di Internet come newsgroup, forum, blog, chat o mailing list, un flame (dall’inglese per “fiamma”) è un messaggio deliberatamente ostile e provocatorio inviato da un utente della comunità verso un altro individuo specifico; flaming è l’atto di inviare tali messaggi, flamer chi li invia e flame war (“guerra di fiamme”) è lo scambio di insulti che spesso ne consegue, paragonabile a una “rissa virtuale”.Wikipedia

Nei social network sta diventando quasi vietato criticare; o la pensi come il gruppo oppure sei una persona da limitare.

Un’arma che gli attuali Social Media Manager (sono loro i primi inesperti e troll) applicano spesso per avere sempre discussioni che esaltano il loro fare, il loro pensiero e anche la loro professionalità “presunta”; se non sei d’accordo con la moderazione di un gruppo ed esprimi dissenso, può scattare la censura.

Video: “koRn – Hater”

L’autolesionismo o il suicidio non è mai la risposta. Non lasciate che gli haters vincano.
(Oppure hanno ragione? n.d.r.)

Le lobby del pensiero, i gruppi in Facebook e le comunità di esperti:

Se fai parte di un gruppo in un social, devi condividere tutto, la critica non è ammessa. Nel settore Digitale o sei in linea con il pensiero del gruppo e dei suoi fondatori oppure sei un Troll, un hater, una persona “non desiderata”.

Esistono queste figure di fastidio, ma sono casi evidenti. Quanti esprimono il proprio pensiero avanzando delle critiche costruttive, non possono essere “bollati” solo perché dicono la “loro” verità.

Sottile il limite nel quale, gli esperti, non solo limitano i loro profili relegando persone a livelli di lettura per non essere “criticati” (in liste), ma censurano eliminando contatti o eliminando il soggetto da gruppi perché non allineato con il loro pensiero.

Questo è il web odierno? Questi sono gli esperti che poi scrivono libri?

hater

Lo stesso vale per l’editoria, i libri di espertoni del “Webbe” nostrano; sempre “mono direzionale”, da chi scrive a chi deve subire passivamente, antitetico in era digitale. Poi ci sono le sagre di settore; anche in quelle occasioni, il dibattito non è mai possibile, solo “mono direzionale” ed il modello si ripete.

Poi arrivano i corsi; vuoi mai “ribattere” alla parola di un esperto dell’ultima ora che per l’occasione sale in cattedra sparando 4 cazzate che anche a te che sei li che ascolti sembrano delle baggianate senza fine?

Ultimamente ho visto un video di un evento; non sono per nulla d’accordo con quanto ascoltato e spero che nel futuro della programmazione di questi incontri, si possano dibattere anche le stesse tematiche, ma con una visione più ampia e meno buonistica e condivisa da un branco di caproni comunemente chiamati “buffoni da palcoscenico” ed esperti del nulla se, a monte di quanto hanno affermato, non c’è uno straccio di prova o riscontro numerico reale o anche fattivo per “dimostrare” quanto da loro affermato.

Manca il contraddittorio, tutto sembra essere preparato a tavolino e non porta ad altro che all’esaltazione dei singoli intervenuti, scelti non si sa come e perché loro rispetto ad altri (poi leggi in redazione chi ci lavora e tutto è più chiaro) e come sempre, si discute su tematiche ampiamente dibattute e note che non rendono merito al settore intero che è ben oltre quanto sentito in quella specie di sagra del buonismo in salsa Agenda Digitale di un futuro web che non ci sarà mai se non si ha il coraggio di dire le verità!

Sono per questo un hater? Ho capito, non sai rispondere!

Mi si può definire come meglio si crede, io lascio liberi tutti di dire la propria e se c’è modo di “discutere” costruttivamente, la critica può essere un momento di approfondimento e di avvicinamento a una “realtà” vissuta e non una “balla condivisa”.

Digitalic-x

Digitalic-X

All’evento Digitalic X (meglio era mettere tre XXX, avrebbe avuto per lo meno, una dignità pornografica!!) ho commentato il loro video in YouTube; mi hanno pubblicato il commento secondo voi? Moderato, sul profilo pubblico, non si vede nessun commento…

botE no, proprio non ci siamo. Facile fare un evento del genere “omettendo” dati e raccontando delle favole. Il dato oggettivo che io vedo, con tutto il rispetto per gli intervenuti e per quanti hanno organizzato questo evento, le risposte che hanno dato tutti per quello che riguarda i social network e il loro utilizzo in Italia sono fasulli.

Basta pensare al solo dato Twitter per esempio: in Italia solo il 5% degli utenti totali ne fa un uso quotidiano ed è anche un utente reale; il resto che sono? O peggio, chi sono? Il riferimento dato in termini di utenza registrata che valenza ha per Facebook quando ci sono milioni di utenti fasulli? Instagram?

Credo che sia la piattaforma più virulenta del momento, lo stesso Instagram ha pulito i suoi utenti cancellandone una quantità davvero considerevole; ma sono già tornati attivi. In termini di popolarità, condivisione ed azioni di “mipiace” legato ai social e non escluso le view di YOUTUBE, quando si hanno delle azioni virali (e lo dice un hacker) con numeri esponenziali è, per la maggior parte dei casi, un effetto di azioni robotiche chiamate #BOT.Alessandro Vitale

Davvero, non ci siamo, non esistiamo come professionisti! Se di base è bene dire che tutto va bene, se io affermo che un 80% di media di traffico search è robotico e un 20% di media quello reale, se un social converte entro un massimo dell’ 1%, Instagram è per lo più una azione di #visualcontent BOT, qualcuno che può smentire le mie affermazioni?

Imparate a dire la verità, ne guadagneremo tutti in CULTURA DIGITALE.

Il bot (abbreviazione di robot) in terminologia informatica in generale è un programma che accede alla rete attraverso lo stesso tipo di canali utilizzati dagli utenti umani (per esempio che accede alle pagine Web, invia messaggi in una chat, si muove nei videogiochi, e così via).

Programmi di questo tipo sono diffusi in relazione a molti diversi servizi in rete, con scopi vari ma in genere legati all’automazione di compiti che sarebbero troppo gravosi o complessi per gli utenti umani.

Nei paesi anglosassoni, con “Bot” s’intende un programma autonomo che nei social network fa credere all’utente di comunicare con un’altra persona umana.

Questi bot migliorano di anno in anno ed è sempre più difficile distinguere un bot da una persona umana.Wikipedia

La critica di settore fatta per competenza, non da hater e fino a prova contraria.

Le obbiezioni a un settore che sta implodendo possono essere tante, io non vedo una umiltà di base, quell’umiltà che rende “un esperto” meritevole di questo attributo perché sa di cosa sta parlando e in che termini.

Quando si parla di misurazione del web, quando le interazioni sociali non sono filtrate da quelle che sono le visualizzazioni non naturali, quando una qualsiasi azione sociale fatta sugli attuali numeri di interazione determinano la professionalità di un qualsiasi elemento, davvero non si parla di nulla.

Il continuo riciclarsi di figure in ambiti diversi, con una editoria di supporto che non fa altro che attribuire competenze ed esperienza a chi non ne ha, è la solita la riprova sociale ed è proprio il male di una generazione digitale basata sulla menzogna di base; i dati fasulli che tutti considerano come “determinanti e veritieri”.

Se quanto scritto non è di proprio gradimento, capisco. Se la satira non piace, capisco. Ma se si parla per competenza, allora provate a smentirmi, io non vi considererò mai degli haters, ma persone che provano ad avere un dialogo costruttivo anche con idee differenti, esperienze differenti.

Video di chiusura: non è un problema di haters, ma il vostro problema!

 

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