Igers e Instagramers; da fotofili a fot(t)ografi. No Selfies, respect!

Igers e Instagramers; da fotofili a fot(t)ografi. No Selfies, respect!

2015-07-28 17 Di Alessandro Vitale

Antefatto: Igers – Instagramers Italia:

La differenza tra un ambiente pubblicitario tradizionale e l’attuale digitale sta nella possibilità di monitorare le attività promozionali con analisi molto precise e sempre più dettagliate.

Igersitalia, Instagramers

Instagramers italia Odissea dello spazio di BOT

Il marketer professionale ha quindi a disposizione strumenti che “verificano” anche in tempo reale le performance di campagne, di azioni sociali, SEM, SEO, ecc…

Tutto quello che si discosta da questa modalità potrebbe essere visto soltanto come un “potenziale” dato di visualizzazione o di promozione; ma suona alquanto antitetico per l’era in cui viviamo. Sarebbe infatti come affermare: potenzialmente una rivista in edicola ha una vita di un mese, è composta da 100 pagine e ha una tiratura di 5000 vendite; il potenziale di visualizzazione di una immagine pubblicitaria sarebbe il numero di copie vendute? Già troppi condizionali.

In parallelo, dalla rivista ai social, Instagram che è nato per condividere “istantanee” (le fotografie sono altro e chi le confonde farebbe bene a capire che una immagine generata da un telefonino è una cosa, da una macchina fotografica è tutt’altro) di un singolo utente, è diventato come la “rivista” di un passato analogico.

Vero è che ci sono più metriche rispetto alla rivista: numero di followers, numero di mi piace, i commenti alle foto. Ma si pone la domanda: può tutto questo in qualche modo generare dati “utili” affinché un’azione di social marketing possa avere un riscontro tangibile e misurabile?

OTS e People Reach

Se mai si applicasse un coupon a un’immagine, se questa fosse stampabile/convertibile in una azione “misurabile” (conversione effettiva) forse sì, ma stranamente nei Case Studies degli Igers – instagramers italiani non vendono altro che numeri “spannometrici” di “potenziali” OTS (Opportunity To See) e People Reach.

Poco tempo fa, un’azione di pulizia degli SpamBOT su Instagram, operata dallo stesso Instagram, ha generato l’eliminazione di:

19.000.000 di utenti fasulli!Instagram

Ecco che di colpo il People Reach e tanti calcoli fatti in precedenza non hanno più ragione di essere nemmeno commentati.

Ma le conversioni allora? Nulla… nemmeno quando si parla di APT (Azienda di Promozione Turistica) come la Regione Marche, ma ne parlerò più avanti in dettaglio.

Postfatto: Instagramers Italia

Come tutte le mode, adesso è il grande momento di Instagram. Ovunque, solo e solamente Igers, Instagramers, Igers_nomecittà, tutto un mondo di immagini, di infiniti TAG e… People Reach: vendita di grano a polli in OTS (n.d.r.).

Nel dubbio, la settimana scorsa, dopo l’articolo Selfies Igers Instagram ti faranno fatturare che ho condiviso pubblicamente sulla mia bacheca in Facebook, oltre le goliardiche ed ironico/sarcastiche considerazioni dell’autore contenute nel suo articolo, ho posto delle domande taggando alcuni responsabili (perché miei conoscenti) riguardo ciò che loro indicano come punto di riferimento italiano su Instagram: Istagramers Italia (non immagino se ufficiale, legato direttamente ad Instagram o no).

Ricevo una risposta di uno degli Instagramers Italia e mi lascia “estasiato” in merito a bravura ed argomentazione del dato di ritorno delle azioni sociali attraverso le immagini e promozioni di quel social network:

Alessandro non comprendo bene questa specie di “attacco”. Citi case history banali e non tutte le altre realtà. Forse potresti verificare dal profilo Igers Italia quali brand hanno deciso di avere un supporto. Credo in ogni caso che questi dubbi dovrebbero essere risolti con tutto il direttivo eventualmente. In genere si va alla fonte se si ha qualche dubbio ecc. Non credi?Luca Silva

Basito e stupito ho risposto così:

Permettimi di contraddirti, io non trovo riferimenti numerici tali da giustificare degli investimenti Igers – Instagramers Italia. La faccenda è che pur leggendo quelle che sono le vostre realtà, non ne capisco il senso e la misurazione di un possibile investimento in Istagram. Se mai avessi voluto fare un attacco (e non lo è) avrei utilizzato altri blog ufficiali e con dei numeri, fatto un parallelo tra investimento, funnel, misurazione, ricavo.

Mi domando: probabilmente la pubblicità del 6×3 o quella del banner è diventata Instagram?

Altra piccola precisazione. Trattandosi di argomento digitale che comprende anche nel web marketing un potenziale visual content, nel parallelo con Pinterest potrei anche fare un discorso di consequenzialità di strategie e tecniche, cose che con Instagram non è possibile fare (ovvero: quali strategie SEO è possibile applicare a Instagram? n.d.r.).

Riflettendo sul discorso attacco… sai Luca, essendo nel mio settore di competenza, esiste anche un diritto: il diritto di critica. Se vi chiamate Instagramers Italia e descrivete con “Associazione di riferimento per gli Instagram addicted… ecc.”, sembra ovvio che qualche cosa può anche far storcere il naso e fare anche dell’ironia non fa male. Non è così come scritto? Ok, riscontri? Ti ripeto, di dati effettivi, non ne ho visti, è una critica? Un suggerimento? Non lo so, fai tu.Alessandro Vitale

Devo essere stato parecchio pungente, ma volevo chiarezza; quando è possibile confrontarsi, le discussioni possono essere un valido strumento di crescita; Luca ha risposto ulteriormente e come speravo, c’è stata una apertura:

Ok, ora ho compreso meglio il tuo punto di vista. Credo che tu debba cercare i blog tour organizzati e le altre iniziative e non “le promozioni delle locandine” di alcuni progetti solamente. Per maggiori dati di reach, interazioni, ecc… intendo. Ma mi pare che venga fuori che per te e l’autore dell’articolo Instagram sia futile e di conseguenza anche determinati software di monitoraggio, sarebbero inutili perché Instagram parrebbe inutile per una promozione strutturata… Credo che Ilaria, Orazio, Alessandra, Antonio, ‘Nic, e gli altri del cd possano darti/vi maggiori delucidazioni.Luca Silva
Instagramers italiani: un gruppo attento alla disciplina:

igers Italia truppen

In virtù della libertà di espressione, questo messaggio di Antonio Ficai non mi è assolutamente piaciuto; è per me un terribile atto di prevaricazione, oltre che “un errore” di gestione della comunicazione: un commento del genere sarebbe dovuto essere privato.

Se il crisis management lo fate così, cari ragazzi, sarà il caso che lo riguardiate. Dite che è meglio che faccia io un corso alla Igers Academy per imparare queste esilaranti dimostrazioni di social networking?

Il video chiarisce bene il concetto di ordine e gerarchia, disciplina ed essere delle persone di un battaglione; buona visione!

I “BLOG TOUR ORGANIZZATI”?

Cosa cavolo c’entrano con Instagram, Instagramers e Igers_ vattela_ a_pesca? Adesso, considerata l’eccezionalità degli eventi che si sono generati, la discussione si è interrotta, ma di risposte, ufficiose o ufficiali, non ne ho ricevute. Ho deciso quindi di approfondire l’argomento per capirne di più.

Instagramers Italia è una community. Lo scrivono sulla pagina del “chi siamo”, poi a lato scopro che è una “associazione” e che non ha fini di lucro; hanno un regolamento e delle linee guida; “cito” solo alcuni passaggi che davvero mi hanno lasciato perplesso:

  • candidatura personale, con un programma di attività sul territorio e almeno 1.000 followers
  • credenziali nuovo account igers co-gestite (account aperto dal team Igersitalia o regionale)
  • organizzazione di almeno due instawalk durante l’anno
  • organizzazione di almeno quattro instameet durante l’anno
  • retweet quotidiani di iniziative nazionali (consigliato uso di automatismi per autopubblicazione su Facebook e Twitter, dei post di instagramersitalia tramite feed rss o altri)
Instagram(ers) Italia

In pratica, le automazioni servono a “spingere” i contenuti non sulla piattaforma Instagram, ma sul noto social network Facebook e su Twitter: non mi sembra molto coerente… Idem per i 1000 followers che potrebbero essere stati acquisiti in maniera “più o meno” corretta o addirittura acquistati.

Ma non mi sono fermato qui. Siccome Luca gentilmente mi aveva segnalato le persone di riferimento dell’associazione, a me sconosciuta fino a qualche giorno fa, ho scoperto che la presidente è la stessa ragazza che ha scritto un libro proprio sul noto Instagram: Ilaria Barbotti.

Il libro ho avuto modo di leggerlo, devo dire che già trovare le immagini in Bianco e Nero mi ha lasciato perplesso. Magari investire ancora due soldini e farlo a colori sarebbe stato quanto mai carino trattandosi di un argomento legato alle istantanee.

Dopo qualche decina di pagine, sono andato in giro in modalità random nel libro a cercare titoli interessanti da leggere, qualche paragrafo… È evidente che non l’ho trovato interessante, non mi è piaciuto, ma soprattutto non l’ho trovato utile.

Sembrava scritto da una newbie con una conoscenza superficiale sia del mezzo sociale che del marketing effettivo; ma è una considerazione personale: dagli addetti ai lavori mi aspetto di più.

Un Case study Instagramers nelle Marche

  • + 1.040 foto pervenute
  • + 5 influencer coinvolti che hanno prodotto contenuti creativi con oltre 100.000 followers
  • + 1 e-book pubblicato con le migliori foto a breve online

L’azienda ha aumentato il valore del suo brand nei social media utilizzando le tante immagini creative pervenute e premiando e ringraziando i partecipanti con l’ebook e la possibilità di essere condivisi in rete.

Ha così raggiunto anche il suo target in maniera nuova e coinvolgente.

Ma torniamo al Case Study Igers – Instagramers Italia. Vista la segnalazione di Luca, correttissima a mio avviso, mi sono messo alla ricerca di casi studio attraverso Google, mi sono ritrovato a guardare un caso studio di una ditta marchigiana di cucine.

Ho trovato la lettura di difficile interpretazione: i “mi piace” e le condivisioni sono fatte da profili Igers dell’Associazione e cercando meglio, mi sono ritrovato sul sito della Signora Ilaria Barbotti dove ho trovato i risultati della “campagna di promozione”.

Non c’è un confitto d’interessi in questa strategia?

Influencers dell’associazione e profili Igers + città su promozioni di un brand? Ma queste condivisioni sono tutte naturali o l’associazione è parte integrante di un lucro effettivo? Poi ho scoperto che signora Barbotti ha una P. I.V.A. e va bene, ma allora perché le condivisioni avvengono con gli account degli Igers – Instagramers territoriali?

Ancora, guardando i dati prodotti sul sito della Barbotti (a lato) si fanno delle affermazioni abbastanza strane o per lo meno da me non comprensibili nemmeno cercando nel suo libro che sfoglio; “5 influencers con oltre 100.000 followers?

Allora sono OTS! Bastava dirlo prima, no? Tanto semplice… Era “branding“, ma di “cucine” ne sono state vendute? In ogni caso, ad OGGI il profilo Instagram di quell’account/cliente igers conta 99 followers…

I network territoriali e le APT con Igers – Instagramers Italia

A monte di “possibili ironie”, siamo su un sito di “satira”, visto anche il mio articolo precedente “Diritto di critica ovvero l’arte di seminare dubbi“, esercitando un mio diritto, mi sembra di capire che:

  • i network territoriali possono servire a una causa,
  • che gli stessi associati con i loro profili aiutano il marketing e le promozioni, sia territoriali che di brand; altrimenti non ci dovrebbero essere condivisioni di profili Igers riconducibili all’associazione.

Posso aver frainteso tutto e non aver capito nulla? Ripeto: la lettura era interpretabile.

Se mai fosse così, gli associati sarebbero “sfruttati” proprio con quelle “auto condivisioni” necessarie per iscriversi all’Associazione ed esplicitamente indicato nelle linee guida, parte di un monte numerico da sfruttare.

Le interazioni andrebbero misurate con “coupon” esclusivi, con “promozioni territoriali” finalizzate a una reale interazione tra utente e fornitore del servizio/prodotto.

A proposito di promozioni territoriali, poi, le APT (Aziende di Promozione Turistica) sono società controllate a partecipazione territoriale per la pubblicizzazione appunto; in pratica si tratta di attività fiscalmente riconosciute, ma che gestiscono denaro pubblico. Sarebbe il caso di comprendere anche come si fa promozione territoriale e spiegare ai manager preposti al compito come accrescere i fatturati e… le visite “fisiche” di turisti.

Che s’intende per risultato reale e misurabile?

Non bastano dei numeri di reazione e condivisione, nemmeno di commenti; serve che il turista arrivi a fare il soggiorno, a comprare nei negozi delle città e quindi a interagire: da una promozione verso un determinato e “pilotato” funnel di vendita che non può essere “approssimato o potenziale”, ma misurato e misurabile.

Forse era meglio rispondere all’autore dell’altro articolo; io sono andato forse troppo nello specifico, solo che il dubbio è legittimo e restiamo qui a disposizione per eventuali risposte ufficiali, anche rettifiche. Ma sarà bene dare dei numeri che non possano lasciare margini alle fantasie.

… E MENTRE ASPETTAVAMO UN PO’ DI RISPOSTE, ABBIAMO TROVATO QUESTO.

nicola carmignani

E no! caro Nicola! Non è guadagnare credibilità e visibilità, ma è andare incontro alle APT e ai brand che talvolta contattano chi dice una cosa diversa dalla massa; è il gioco delle parti e delle opportunità del mercato.

Il rispetto e l’attenzione per un evento che ti ha coinvolto ti ha fatto forse perdere lucidità e, se parlano i numeri, se il popolare e il “reach”, che tanto dichiarate nei vostri articoli, sono un metro di misura, io ho fermato qualunque confronto che riguardasse te; ma a ben vedere, l’opportunità della popolarità e un evento difficile come un lutto è stato solo da te amplificato nei social network; sempre personalmente, ti rispetto, ma non ho lo stesso tuo modo di fare.

Ho commentato con un silenzioso “.” questa tua ennesima ostentazione di protagonismo a tutti i costi e su tutti gli eventi.

Cordialmente.

Alessandro Vitale

 

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