Il web writing adatto ai polli: Pubblicista o Giornalista?

Il web writing adatto ai polli: Pubblicista o Giornalista?

2014-12-04 0 Di Alessandro Vitale

Con quanta facilità ci si dà dei titoli? Chi li controlla?

Poi sono arrivati gli albi dei professionisti…

giornalista

Quanto meno, i polli al banco macelleria, hanno l’etichetta…

Oltre ad avere un’importanza deontologica, i titoli e delle singole professionalità assegnati dagli albi dei professionisti, hanno il loro peso e rilevanza.

In campo medico, pur riconoscendo il valore fondamentale degli infermieri, questi ultimi non sono abilitati ad esercitare la professione del medico. Il medico generico, non sempre è abilitato a “operare” come il chirurgo, ma spesso li si chiama medici entrambi.

Se facessi della satira dicendo che “son tutti” dei giornalisti, qualcuno si potrebbe offendere e probabilmente avrebbe ragione, ma non sarebbe più una satira che porta a far riflettere sull’utilizzo dell’albo dei professionisti.

Esistono gli ordini professionali di categoria, sono anche abbastanza chiari su disciplina, deontologia, metodologia, ma è evidente che c’è confusione su due figure di uno stesso tesserino: #pubblicista e #giornalista.

Entrambe le categorie identificano dei professionisti: i giornalisti.

La differenza però è sostanziale oltre che professionalmente rilevante. Si, capisco che si può obbiettare per esempi palesi e anche famosi, ma non è che per colpa di pochi, una professione e un albo professionale può o deve essere messo in discussione.

redazione giornalistica

Il web writing è per il mondo del digitale, per l’editoria online, una risorsa “qualificata” con compiti specifici, adesso però le confusioni si amplificano quando si legge di “copywriter”, “pubblicista”, “giornalista”. Eh si, tutti possono scrivere ed esiste una legge (Legge del  3 febbraio 1963 n. 69) che chiarisce anche gli organi di categoria e controllo per le diverse tipologie di professionisti.

Ma se le regole esistono per i giornalisti e per i pubblicisti che possono anche darsi il titolo ed esibire un tesserino identificativo, i web writers, i copywriters, i SEO writers invece, sono liberi da qualsiasi vincolo ed obbligo, ma non possono dire di essere giornalisti anche se fanno vera informazione e anche dei buoni reportage, qualche cosa nel sistema non funziona?

Se una legge è ancora attiva e non rivista dal 1963, interpretata e “abusata”, che non tiene conto di tutte le nuove figure professionali nel mondo dell’editoria quanto quella dell’era digitale, paghiamo ancora una volta un ritardo legislativo che penalizza i giovani giornalisti professionisti e tutte le categorie legate al mondo del web.

Nel caso specifico, copiando ed incollando per facilità da Wikipedia, per l’albo dei giornalisti/pubblicisti si legge:

Il giornalista è un lavoratore del campo dell’informazione nel settore del giornalismo che si occupa di scoprire, analizzare, descrivere e scegliere notizie.

Il giornalista redige articoli, inchieste (o reportage) o editoriali per testate giornalistiche periodiche o agenzie di stampa, su un mezzo di comunicazione di massa (carta stampata, radio, televisione, internet,..)

…l’attività del giornalista, oltre ad essere fondata su una deontologia, è regolamentata da una legge (l. 3 febbraio 1963 n. 69). La legge ha creato un organismo, l’Ordine nazionale dei giornalisti, cui tutti coloro che esercitano l’attività giornalistica (sia come professione o come attività non principale) hanno l’obbligo di iscriversi.

Chi non è iscritto all’Ordine non può, ai sensi della legge definirsi giornalista.
Da un punto di vista pratico però, diversamente dalle altre professioni normate (come l’avvocato, ed il medico), chiunque può svolgere un’attività simile a quella del giornalista, in quanto la Costituzione italiana tutela la libera manifestazione del pensiero, ma non ha la possibilità di definirsi “giornalista”.

L’esercizio abusivo della professione giornalistica è un reato.

L’ordine dei giornalisti prevede in Italia, secondo la legge n. 69 del 1963, che l’Albo sia diviso in due appositi elenchi:

  • Professionisti;
  • pubblicisti.

I primi sono coloro che esercitano in modo esclusivo e continuativo la professione di giornalista; i secondi sono coloro che svolgono attività giornalistica non occasionale e retribuita anche se esercitano altre professioni o impieghi.

Possono divenire giornalisti professionisti solo coloro che hanno svolto almeno 18 mesi di “praticantato” in una redazione dove sono assunti già altri professionisti, retribuiti secondo il contratto di lavoro. Successivamente devono superare un esame scritto e orale, con una commissione presieduta da un magistrato. Vi sono inoltre alcune scuole post universitarie, a numero chiuso, che permettono di poter sostenere l’esame di giornalista professionista senza effettuare il praticantato.

Da qualche anno sempre più giornalisti sono autonomi e, soprattutto per l’avanzare delle nuove tecnologie, sempre più tempestivi e completi. Il nuovo reporter deve essere in grado, infatti, di redigere un testo e scattare foto o realizzare video contemporaneamente, per pubblicare direttamente il tutto sul sito della testata (oggi quasi tutte on line).

Ricapitolando: esiste un ordine, due liste diverse: Giornalista e Pubblicista. La logica detterebbe che la prima può anche esercitare la seconda, ma viceversa, non si potrebbe per i vincoli necessari per diventare giornalisti professionisti.

Il pollo giornalistaUn Pubblicista è un giornalista?

Secondo quanto letto fin qui, da quello che sembra evidente e in italiano, chiesta conferma anche al Direttore dell’Ordine dei giornalisti, SI!

La beffa è riservata proprio a quanti hanno studiato, fatto il praticantato e l’esame di Stato.

Come l’etichetta del pollo; sai l’origine, come è cresciuto, quando è stato macellato.

È vero che la qualità è a prescindere da questi fattori, ma allora a cosa serve avere degli albi professionali se anche un pollo può avere il tesserino da giornalista? 😀

Se fai il pollo è meglio!

 

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